Teatro delle marionette

Il coraggio di Delia: come superare la timidezza grazie al teatro

Mi presento.

Sono Delia e sono una persona molto introversa.

Ho sempre avuto un carattere tranquillo e pacato.

Per me non era un problema ma finivo spesso per essere prevaricata.

Non riuscivo ad essere assertiva e non ero capace di autodeterminarmi finendo per essere arrendevole e lasciando sempre gli altri a decidere per me.

Questo era dovuto più che altro all'educazione rigida e repressiva che ho subito e che non era certo adatta ad una ragazzina che già di suo era troppo inibita e scrupolosa.

Tutto è cambiato (in meglio) quando ho preso coraggio e mi sono iscritta a teatro.

È stata un’esperienza unica, che mi ha permesso di superare la timidezza migliorando la fiducia e la sicurezza in me stessa.

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Ti voglio raccontare come ci sono arrivata, partendo da chi sono e dalle difficoltà che ho incontrato per tutta l’infanzia e l’adolescenza a causa soprattutto di chi mi stava attorno e non mi capiva.

A scuola non mi capivano (e mi colpevolizzavano).

A scuola ero molto brava a scrivere, ma non riuscivo a parlare.

E non solo durante le interrogazioni: mi ammutolivo anche con i compagni di classe.

Di cose da dire ne avevo.

Ma stavo zitta per il disagio e l’imbarazzo nei rapporti con gli altri.
O forse, semplicemente, perché mi turbava essere giudicata.

Aggiungi a questo la mia forte sensibilità ed emotività: ero (e sono) molto reattiva agli stimoli esterni.

Probabilmente, oltre ad essere una persona introversa sono anche una persona altamente sensibile.

Purtroppo le persone che avevo intorno non mi capivano e anzi mi colpevolizzavano.

Il cervello introverso è fatto in modo diverso e funziona in modo diverso dal cervello estroverso.

Invece molte persone vedono nell'introversione e nella eccessiva sensibilità quasi una debolezza, una mancanza di volontà, qualcosa che puoi controllare e gestire.

Insomma quasi un difetto di carattere.

Ovviamente non è così.

Da queste errate credenze e da questi pregiudizi discendono i tentativi di correzione.

Vogliono farti diventare più estroverso quasi incolpandoti per il tuo modo di essere, come se fosse un capriccio o una mancanza di disciplina.

Qualcuno pensava addirittura che l'introversione fosse qualcosa di patologico da dover “curare” dallo psicologo.

Ricordo che alcuni insegnanti sono arrivati ad aggredirmi verbalmente per il mio modo di essere.

Quanto mi hanno fatto sentire sbagliata!

Io invece mi sentivo una ragazza assolutamente normale, una come tante.

Ero un po' timida ma non così “aliena” come mi vedevano gli altri.  

Sapevo di essere diversa da come ero percepita.

Mi rendevo conto che la gente era piena di idee sbagliate, che non avevano nulla a che vedere con me.

Erano idee che dipendevano dagli schemi mentali di queste persone, dai loro retaggi culturali e dai loro pregiudizi.

Probabilmente non ne erano neanche consapevoli.
Ma questo non li tratteneva dall’accanirsi contro di me.

Mi dicevano che ero “addormentata” (anche se io ero sempre dieci passi avanti a loro)

A lungo andare ad una ragazza di quell'età e con una sensibilità particolare come ero io, tutto questo ha causato stress a livello emotivo e perdita di autostima e motivazione, nonché abbattimento psicologico.

Io devo sempre trovare una logica nelle cose e quando non ci riesco mi sembrano cose assurde.

Non riuscivo a capire che cosa queste persone volessero da me, perché io mi sentivo nel giusto, conoscevo il mio animo e sapevo di essere una ragazza a posto.

Per cui il fatto di non capire il “perché” ce l’avessero tanto con me aumentava il mio disagio e mi toglieva anche quel po' di fiducia che avevo in me.

Alcuni di loro vedendo il mio atteggiamento tranquillo mi dicevano che ero addormentata, il che non è certo un complimento: è solo un volgare e grossolano giudizio morale di chi scambia la pacatezza di carattere per stupidità.

Io invece sono sempre stata molto intuitiva, perspicace e lungimirante.

Come un radar emotivo, capivo e vedevo cose che gli altri non notavano proprio, ero sempre dieci passi avanti rispetto agli altri.

Ma il pregiudizio è veramente un osso duro.

Quando le persone sono accecate dai pregiudizi riguardo ciò che non conoscono e non capiscono c'è ben poco da fare, non hanno nessuna capacità di vedere le cose in modo obiettivo e razionale.

Non c’è nulla da correggere

Adesso che sono adulta e ci ripenso, tutto questo mi sembra ancora più assurdo, credo che persone che ragionano così e che trattano così una ragazzina siano di una stupidità disgustosa, becera e fastidiosa.

Queste persone non erano proprio in grado di capirmi e mi hanno creato solo problemi, col risultato che io mi sono isolata sempre di più, ho perso ogni motivazione, ho sviluppato sempre più disagio ed anche un disturbo depressivo.

Diventando adulta e documentandomi sull'introversione, mi sono riconosciuta in vari aspetti ed ho ovviamente avuto la conferma che è una personalità normale e va accettata così com'è e non certo corretta.

Perché non c'è nulla da correggere.

Quello che bisogna superare sono le proprie fragilità, ovviamente con metodi adatti alle proprie caratteristiche.

Cercare di stravolgere la propria personalità, quasi con l’obbligo di diventare un altro, non è sano.

E infatti questo mi ha portato ad una fase di depressione.

Ho capito che non dovevo più sentirmi sbagliata.

Durante la depressione hai molto tempo per pensare e rimuginare e paradossalmente su certe cose ti può venire maggiore lucidità.

Sono stata troppo dipendente dal giudizio degli altri, specialmente di persone il cui unico obiettivo è giudicare male ciò che non conoscono, ed anche se io ho sempre saputo che si sbagliavano su di me, il loro comportamento era riuscito a turbarmi ed a farmi sentire inconsciamente in colpa.

Così facendo ho praticamente dato ragione a queste persone.

Allora mi sono detta che dovevo cambiare per migliorare.

E che quello che conta è che devo essere io a stare bene con me stessa, e se agli altri non vado bene è un problema loro.

Io ho sempre avuto dei talenti che purtroppo, nell'ambiente in cui sono cresciuta, non ho potuto sviluppare, perché è un ambiente che non sa valorizzarti.

Da quel momento ho deciso che non dovevo più permettere a nessuno di farmi sentire sbagliata, solo per il fatto di avere maggiore sensibilità o di avere una caratteristica che appartiene ad una minoranza di persone.

Ho anche realizzato il fatto che dovevo essere io a scegliere per me e non permettere più agli altri di farlo, perché quelle poche volte che ho scelto autonomamente ho sempre fatto le cose migliori.

Non avevo più intenzione di farmi smontare, né di assecondare persone che creavano problemi che non esistevano, come quello di vedere il male in un modo di essere assolutamente normale e che può invece essere una ricchezza.

“Io devo essere fiera di me, della mia introversione, dei miei valori, dei miei ideali, perché una persona si apprezza e si giudica per quello che ha nell'animo, per i suoi sentimenti, non certo per il suo orientamento caratteriale introverso o estroverso o per la sua timidezza o per i suoi tempi di adattamento più lunghi rispetto alla media”

Dovevo rimanere me stessa e cercare di sviluppare i miei talenti, imparare a gestire le mie fragilità, prendendo le distanze con la mente da tutte le persone che mi avevano tarpato le ali e tolto fiducia.

Il teatro è stata la mia migliore terapia

Sin da piccola ho sempre amato l'arte, sono sempre stata creativa e avrei voluto studiare qualcosa di artistico ma, vittima dei pregiudizi com'ero, non me lo avrebbero mai permesso.

Un giorno passeggiando in centro ho visto una locandina che pubblicizzava un corso di teatro gestito da un attore e regista.

Sono sempre stata rinunciataria ma questa volta è stato diverso: non volevo che l'ansia e l'insicurezza prendessero il sopravvento (come capita di solito) facendomi tirare indietro.

Sono andata fino in fondo.

Ho chiamato e chiesto informazioni.

Ho accettato di incontrare l'insegnante di persona il quale mi ha dato informazioni più dettagliate e così ho deciso di provare.

Ho iniziato a fare il corso con molto piacere, anche se all'inizio quando dovevo leggere e dire le battute non riuscivo a parlare a voce alta e mi intimidivo.

Poi mi sono detta che quella poteva essere la terapia migliore per me e che dovevo solo essere me stessa e tirare fuori il mio stile e la mia personalità.

Nonostante tutto, in questo ambiente mi sentivo molto più libera e a mio agio.

Sia perché l'insegnante era una persona molto aperta di mente e simpatica e poi perché in un ambiente artistico si è molto più liberi di esprimersi ed avere la propria originalità, senza i rigidi schemi dell'ambiente scolastico per esempio.

A poco a poco ho iniziato a parlare con maggior sicurezza, fino a quando l'insegnante ci disse che potevamo avere una parte in uno spettacolo scritto da lui.

Io, anche se con la mia solita ansia, ho accettato.

Lo spettacolo è stato un successo

Il giorno della prima, già durante le prove, ero molto agitata.

Pensavo di dimenticare le battute, pensavo che la voce non sarebbe venuta fuori o che avrei parlato con un tono tremolante.

Era solo un piccolo intervento, però non potevo permettermi di sbagliare, avrei dovuto dare il meglio.

Così ho cercato di entrare nella parte, di essere padrona di me e tutto è andato bene: il pubblico sembra aver apprezzato.

Io, anche durante gli applausi, nel momento in cui ringraziavo la platea continuavo ad essere tesa: dovevo ricordarmi di fare l'inchino insieme agli altri, quando tornare dietro le quinte e quando uscire di nuovo.

Ho scaricato la tensione solo dopo che tutto è finito, a sipario chiuso.

Sono sempre molto critica con me stessa e sicuramente avrei potuto fare meglio.

Però per essere stata la prima volta che recitavo davanti a molte persone e per un tipo timido come me, posso dire di aver fatto un successone.

Ero soddisfatta che fosse andato tutto bene, anche se avrei voluto essere meno ansiosa.

Nonostante tutto sono stata contenta di aver fatto questo spettacolo e, soprattutto, di aver preso io l'iniziativa per iscrivermi al corso e di essere arrivata fino in fondo.

È stato il primo passo, ma non l'ultimo

Ovviamente c'è ancora della strada da fare per imparare ad avere maggiore autostima e fiducia in me.

Negli ultimi anni ho raggiunto dei piccoli obiettivi che ad alcuni potrebbero sembrare miseri ma per me è già tanto.

Adesso, per esempio, riesco a parlare con le persone del più e del meno, riesco a tirare fuori gli argomenti, non ho più paura di dire ciò che penso e riesco a parlare con maggiore assertività.

L'obiettivo più grande che voglio raggiungere è di lasciarmi alle spalle le sofferenze del passato e fare in modo che non condizionino più il mio futuro, imparare a volermi più bene, riconquistare il mio equilibrio e allontanare dalla mia vita tutto ciò che può procurarmi malessere o minare la mia serenità e sicurezza.

Sicuramente con gli anni e avendo maggiore informazione si acquista più consapevolezza e più strumenti per difendersi quando qualcuno vuol farti sentire sbagliata o manifesta intolleranza per il tuo modo di essere.

La consapevolezza di sé è il primo passo da fare per farsi rispettare, per avere rispetto per sé stessi e per esprimere liberamente il proprio pensiero, senza avere più timore di nessuno.

È un circolo virtuoso: il tuo io si rafforza e, se hai maggiore sicurezza, le persone possono farti meno male e il tuo equilibrio emotivo diventa più stabile.

Mai mettere il proprio equilibrio nelle mani degli altri

Il mio consiglio è quello di non dipendere mai dai pensieri o dalle parole degli altri.

La tua autostima deve provenire da dentro di te, non dall'ambiente o da chi ti sta intorno.

Devi essere tu a crearti dei piccoli obiettivi da raggiungere, come, quando e nel modo in cui vuoi tu, senza alcuna influenza o imposizione esterna.

Segui il tuo istinto, i tuoi tempi e i tuoi modi.

Gestisciti da sola e fai tutto per te stessa, non per dimostrare qualcosa a qualcuno.

L’importante è non rinnegare se stessi: non permettere mai a nessuno di farti sentire sbagliato.

Non pensare di dover cambiare la tua personalità.

Lavora sulle tue fragilità e le cose che ti fanno vivere male: solo in questo modo puoi migliorare la qualità della tua vita.

Nel caso di persone come me, con una maggiore vulnerabilità, bisogna avere più difese ed imparare a farsi valere.

Perché la propria diversità, può e deve essere una ricchezza anche per gli altri


La storia di Delia è qua a ricordarci che il cambiamento parte sempre da un primo piccolo passo.

Per realizzarci basta una decisione diversa dal solito, fatta per noi stessi, spegnendo le voci di tutti quelli che ci stanno intorno.

In questo caso, provare a recitare una piccola parte in uno spettacolo vero con un pubblico vero è stato prima di tutto un atto di coraggio e poi l’inizio di un percorso di maggiore consapevolezza e fiducia in se stessi.

Se anche tu vuoi fare un piccolo passo nella giusta direzione, il mio consiglio è quello di iniziare a fare pratica nella relazione con gli altri.

So che magari ti può sembrare difficile (o addirittura impossibile) quando ti blocchi e non ti escono le parole.

È per questo che ho preparato la guida "Scena muta addio".

Ti mostra come non rimanere mai senza parole, indipendentemente da chi hai davanti.

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